▲ alessandro baldi

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shooting fotografico - 2013
S.U.C.A. – Performance Slang

L’opera si rivolta, si nega. I quadri sono faccia a terra, muti, rivolti al pavimento perché la pittura non basta più a contenere la vita. È un atto di forza, un’abiura necessaria dove l’estetica soccombe alla ferocia del gesto. Giù la maschera. Uno sguardo che ha visto troppo consuma l’ultima sigaretta, non per arrendersi, ma per sfidare il silenzio prima di salire sulla croce. Non è un limite, ma il perno di una resistenza totale: un’affermazione brutale di presenza. Ai suoi lati, il cuore e le viscere colano come trofei di un sacrificio che non accetta la morte, una natura che sanguina su mele per ribaltare l’ingenuità del male. Il linguaggio è quello dello slang siciliano, una lingua d'urto che non cerca perdono, ma rivendica il diritto di esistere. Ci si può circondare di amuleti, ma la vera protezione è l’atto estremo di chi si riprende la propria carne. Non c’è più lo spettatore, c’è solo il testimone della vittoria, l’artista che strappa il sacro dal fango e trasforma il dolore del mondo in una reliquia di lotta. Perché in questo scorrere di sangue e di rabbia, tra il fumo e il peso del legno, vince l'unico possibile, Scorre Un Grande Amore. 

 

 

nudu e crudu
ci iu pi dappessu
« arrassati di mia ‘mmalidittu »
c’arrispunniu
« palermu si mancia la so stissa grascia.
‘un mi nni duna nuddu cuntu né raggiuni
comu fazzu a’gghiriminni »
chiùiti l’uocchi attuppati l’aricchi
ci dicianu
« nni manciamu tra nuatri
zoccu mi togli
tagli
orfanu vinni e tu
ma pó sulu sucari »
[testo tratto da: Scorre Un Caldo Amore ©® 2013 Alessandro Baldi]