poetry A


© Alessandro Baldi
► dio esiste poco
opera [a]varia[ta] di me stesso [1984_1997]
alcune righe di polvere prese per strada [o meglio: qui nessuno pulisce]

come si fa
a scrivere d’un soffio
come faccio io di notte
ad andare a letto
che cosa è domani
e cosa devo fare.

baciami, sul pensiero
delle mie labbra di plastica.
neanche i deserti possono
raccontare l’infinito
di castelli di sabbia
costruiti sulle mie produzioni.
ab © #1

accadde accadde, si, accadde
lo vidi colle caviglie legate
paura, che fai?
provo la prossima scena di un film
accadde accadde, lo giuro
accadde.

questo freddo
quest’infame fame
prima o poi m’ammazza.

portami il coltello alla gola
poi
una lacerazione netta.
tutti segni delle vostre pietre.
lapidate cristo
lapidatelo.

nelle visioni d’insieme
tutto è risolto.
nelle generalità, le banalità
l’importante è l’assenza di dolore.
la paura è dei folli
il resto
assiso sulla parete
lancia gli ultimi sguardi all’orizzonte
che, come icaro
cerca di raggiungere.
ab © #2

come un demonio che entra
nell’amore
dammi ragione.

ho sputato in terra sacra
dove la mano tocca l’acqua benedetta.
in uno specchio
rifletto di demonio,
poi..
vedo un uomo solo
e semplice.

allora dobbiamo per forza
avere nemici
almeno uno da odiare.

cosa farò di me
quando devo, come ora
pensarci.
ab © #3

era una notte stellata.
poi piovve
e mi resi conto che non avevo portato l’ombrello.

ho visto l’orgasmo di una gatta
poi
un bambino mimare un cartone animato.
da grande sarebbe stato un
portiere o un carabiniere.
qualunque cosa
l’avrebbe fatta male.
e poi la malaria
e tutti perforza circoncisi
e poi dinuovo, e poi..
e poi ci fu silenzio.

sia benedetto quest’uomo
brutto e sporco
opera di dio.

che fastidio essere vento
e poi
spegnere i fuochi.
ab © #4

alzati la mattina e bestemmiati.
non ti curare dei vermi
rovesciati l’immagine, accedi ad ogni possibilità.

ero felice come un bambino
alla mammella di sua madre.
tutto sapeva di frutto.
poi fui colpito.
poi affondai.

nella giungla emergono i mediocri
ho chiesto l’ispirazione e l’ho avuta.
ab © #5

l’infarto colpisce gli uomini al cuore.
martiri
continuano a fumare la loro follia.

mi dicono che ci vuole il tempo
mentre scorre solo vuoto amore
tra le mie lente righe.
questa è una composizione ad intervalli
già ne è passato un poco
e la voragine non stringe si allarga.
penso ai confini sfregiati
per potere dire oramai che
la primavera gioca colla materia.

nonostante preziosa
per suo moto
l’acqua zampilla.

dimmi merda pescecane vaffanculo
ma non lasciarmi senza parole.
ab © #7

a chi ha dolori
non si consigli nulla.
profumo d’operaio
ha le mani perfette.

crudelia adagiata sul mio corpo
i tuoi capelli m’avvolgono come medusa.
sono albero senza frutto né foglie
eppure
cerchi riparo tra le ombre.

mutilato nell’orgoglio
cancrena alle mie piaghe
assumo cibo infetto.
ab © #8

se piangi in duello ti verran meno le forze.

come un randagio
faccio mie tutte le vie
trovo un portone chiuso
busso e resta serrato.
mi mordo la coda, pasticcio
di saliva e sangue
e sorrido alla puzza di tutti
colla mia stessa merda sulle scarpe.

quando avrai finito
a nessun pentimento sarà dato ragione
pane al pane, e l’olio è contato.

gin tonic gin sen
antidepressivi
e cocaina
tutto è bene
quel che finisce bene.
ab © #9

ed è giusto così
che ho tanta guerra dentro
che finirò per fare del male a qualcuno.

ora che dimentico
gioia.
sono buffone
e quindi faccio ridere.
poi preso da coraggio
sputo.

i talenti vanno sprecati
il miglior premio
a chi non fa niente.

c’è sempre una donna che accende gli entusiasmi.
ab © #10

ho evocato gli spiriti
chiamato per nome i santi
pregato dei e demoni.
ho urlato contro le pareti
ho camminato in alto ed in basso
sono stato maltrattato
ho pianto
mi sono raccolto da terra
e [  ] vivo.

silenzio, mi dico.
esercito un gioco spietato
corro, compro, guardo la televisione.
adesso è notte, ma poi
fatto di nuovo giorno
urleremo in massa grigiore.
ab © #11

pazzo me l’hanno
detto le carte
e quando non sono pubblico
spettatore.
minuscoli acari fra le lenzuola
come invidie sottili.

sensazioni forti
dominio
per grandi spiriti.
gli altri
eccesso e baccano
la loro, è solo follia.

oceaniche folle trasmettono grottesche pulsioni omicide
ab © #12

posti di contagio
dal barbiere al reparto.
guardo in alto
e domando sulla stagione a venire.
sommo in una parola le cose
di due giorni,
e con pochi operai
ci radunammo nell’unica piazza disponibile.

un mago fasullo
tirò fuori dal mazzo
carte buone.
poi
coi giorni
vissi tutte le altre.
ab © #13

un uomo è morto colla sigaretta in mano.
un altro non si fermò a morire subito
butto via il pacchetto vuoto
e ne comprò ancora.

non ho dio a cui invocare vendetta.
ab © #14

aspettare.
sapere aspettare.
la nave dei folli passa sempre.

FINE

me@alessandrobaldi.it